Si può usare ChatGPT per la tesi? Cosa verificare prima e quali rischi corri
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Prova l’anteprima gratuitaLa risposta breve è: dipende. Dal tuo ateneo, dal tuo corso, dal tuo relatore, e soprattutto da come lo usi. Chi ti risponde con un sì o un no secco, senza sapere dove studi, non ti sta dando un'informazione affidabile. Le indicazioni sull'uso di ChatGPT e di chatbot simili arrivano in genere dai singoli atenei e dai singoli corsi, e cambiano nel tempo. Quello che si può dire con sicurezza è quali domande farti e quali rischi concreti esistono, qualunque sia la regola che vale per te.
Tre domande da farti prima
- Cosa dicono le linee guida del mio ateneo e del mio corso? Cerca sul sito dell'ateneo, del dipartimento o della biblioteca eventuali indicazioni sull'uso degli strumenti generativi nella didattica e nelle tesi. Alcuni atenei hanno pubblicato linee guida, altri no.
- Cosa ne pensa il mio relatore? Anche dove esistono linee guida generali, il relatore può avere indicazioni più precise. Chiedere prima è sempre meglio che spiegare dopo.
- Devo dichiararlo? Alcuni corsi chiedono di indicare nella tesi quali strumenti hai usato e per cosa. Se è così, fallo in modo preciso.
Usi diversi, rischi diversi
"Usare ChatGPT per la tesi" può significare cose molto diverse. I rischi non sono gli stessi.
- Fargli produrre parti di testo da consegnare come tue. È la zona più rischiosa. La tesi è per definizione un lavoro tuo, e presentare come proprio un testo che non hai scritto va contro questo principio, qualunque strumento lo abbia prodotto. In discussione, poi, dovrai difendere ogni frase.
- Fargli riformulare frasi che hai scritto tu. È una zona grigia: il contenuto è tuo, la forma no. Alcuni corsi la tollerano, altri no. Verifica prima.
- Farti spiegare un concetto. È simile a consultare un manuale, con una differenza: la risposta può essere sbagliata e sembrare corretta. Verifica sempre su una fonte citabile.
- Chiedergli delle fonti. Qui il rischio è concreto: i chatbot possono proporre riferimenti bibliografici plausibili ma inesistenti, o attribuire a un autore cose che non ha scritto. Ogni riferimento va controllato in un catalogo o in una banca dati prima di entrare in bibliografia.
- Caricare dati sensibili. Interviste, dati di pazienti, informazioni riservate di un'azienda: prima di inserirli in qualsiasi servizio online, chiediti se puoi farlo e cosa succede a quei dati.
Il problema delle fonti inesistenti
Merita un paragrafo a parte, perché è l'errore che si vede di più. Un riferimento sbagliato in bibliografia non è un dettaglio: se il relatore o il correlatore cercano quell'articolo e non lo trovano, la fiducia nell'intero lavoro ne risente. Regola semplice: in bibliografia entra solo ciò che hai visto e letto, almeno nella parte che citi.
Il problema della voce
Un testo prodotto da un chatbot tende a essere corretto ma generico: frasi ordinate, affermazioni prudenti, pochi riferimenti precisi al tuo caso. Una commissione abituata a leggere tesi spesso nota il cambio di voce tra un capitolo e l'altro. E in discussione, se non sai spiegare con parole tue un passaggio che hai consegnato, il problema diventa visibile a tutti (vedi domande alla discussione della tesi).
E i software che riconoscono il testo generato?
Alcuni sistemi usati negli atenei hanno introdotto funzioni che stimano se un testo è stato prodotto automaticamente. Sono stime, non prove: possono sbagliare in entrambe le direzioni. Non sono una garanzia che puoi usare a tuo favore, e non dovrebbero essere l'unica base per un giudizio contro di te. Ne parliamo più nel dettaglio in Compilatio e Turnitin nella tesi. La protezione più solida resta una sola: poter mostrare il tuo processo di lavoro, con bozze, appunti e versioni successive.
Dove si colloca Esmond
Esmond non è un chatbot e non produce testo per la tua tesi. Legge quello che hai già scritto e ti restituisce una valutazione: dove l'argomentazione ha un buco, dove un'affermazione è più forte delle prove, dove l'uso delle fonti è debole, dove c'è un'imprecisione fattuale, più le possibili domande della discussione. Non inserisce frasi nel tuo documento. Se il tuo corso chiede di dichiarare gli strumenti usati durante il lavoro, verifica se questa richiesta comprende anche gli strumenti di revisione, e nel dubbio dichiaralo: la trasparenza non ti costa nulla.
Non scriviamo nulla al posto tuo. Valutiamo il tuo lavoro e ti mostriamo come renderlo più solido.
Domande frequenti
È vietato usare ChatGPT per la tesi?
Non esiste una risposta valida ovunque: dipende dalle linee guida del tuo ateneo, del tuo corso e dalle indicazioni del relatore. Verificale prima di usarlo, e tieni presente che presentare come tuo un testo che non hai scritto è comunque contrario al principio stesso della tesi.
Se uso ChatGPT devo dichiararlo nella tesi?
Alcuni corsi lo richiedono esplicitamente. Controlla le linee guida del tuo corso e chiedi al relatore; se devi dichiararlo, indica con precisione quale strumento hai usato e per quale scopo.
ChatGPT può trovarmi le fonti per la tesi?
Può suggerire piste, ma può anche proporre riferimenti inesistenti o imprecisi. Ogni fonte va verificata in un catalogo o in una banca dati e letta prima di essere citata.
Il relatore si accorge se ho usato ChatGPT?
Non esiste un metodo infallibile per stabilirlo. Però fonti inesistenti, una voce che cambia tra i capitoli e la difficoltà a spiegare il proprio testo in discussione sono segnali che un docente nota.
Esmond è come ChatGPT?
No. Esmond non produce testo: valuta quello che hai scritto e ti indica dove intervenire. Le modifiche le fai tu.
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